11/02/2026 18:56    Guardia Agroforestale    La Guardia Agroforestale Italiana interviene sul parere della Regione Campania sul prelievo del lupo


Contesto e decisione della Regione Campania

La decisione della Regione Campania di esprimere parere sfavorevole allo schema di decreto sul tasso massimo di prelievo del lupo rappresenta un passaggio rilevante nel dibattito nazionale sulla gestione della fauna selvatica. Al centro della posizione regionale vi è una questione metodologica: senza dati aggiornati, completi e rappresentativi sulla consistenza reale della popolazione di lupi nel territorio campano, qualsiasi percentuale di abbattimento rischia di rimanere un parametro teorico, potenzialmente dannoso per la conservazione della specie.

L’assessora alla Tutela degli animali, Fiorella Zabatta, intervenendo durante le consultazioni con il Ministero dell’Ambiente, ha ribadito la necessità di una gestione responsabile e fondata su evidenze scientifiche. Stabilire un tasso di prelievo significa incidere direttamente sugli equilibri ecologici e, di conseguenza, sulla sopravvivenza di una specie simbolo degli ecosistemi appenninici.

Il nodo dei dati ISPRA 2020-2021

Un punto chiave riguarda il riferimento ai dati ISPRA relativi al periodo 2020-2021. Secondo quanto evidenziato, tali dati risultano datati rispetto all’evoluzione recente della popolazione lupina e, inoltre, circoscritti ad alcune aree delle province di Avellino e Benevento.

Una fotografia parziale difficilmente può essere considerata rappresentativa dell’intero territorio regionale, caratterizzato da un’elevata variabilità ambientale: dalle aree montane dell’Appennino campano ai contesti collinari e rurali più frammentati. La dinamica del lupo è complessa: specie altamente mobile, soggetta a spostamenti su lunghe distanze e a variazioni demografiche rapide. In questo scenario, un dato non aggiornato può sovrastimare o sottostimare la consistenza numerica reale.

Rischi ecologici e amministrativi di un prelievo non calibrato

Impatto sugli equilibri ecologici

Definire un tasso massimo di prelievo su basi statistiche incomplete comporta conseguenze dirette sul piano ecologico. Il rischio è quello di compromettere branchi fragili o in fase di espansione, alterando la struttura sociale del lupo, organizzata attorno al nucleo familiare.

Un’eliminazione mal calibrata di individui può favorire la disgregazione dei branchi e, paradossalmente, aumentare i conflitti con le attività zootecniche: gruppi destrutturati possono adottare comportamenti più opportunistici.

Criticità amministrative e contenziosi

Sul piano amministrativo, un parametro “astratto” rischia di essere difficilmente applicabile e di generare contenziosi, contestazioni e conflitti istituzionali. Per questo, la richiesta di rigore scientifico appare come una base necessaria per garantire trasparenza e applicabilità delle misure.

Gestione del lupo: monitoraggio, prevenzione e convivenza

La posizione della Regione Campania non equivale a una negazione aprioristica della gestione, ma richiama l’esigenza di un percorso più consapevole e basato su evidenze. Anche la Guardia Agroforestale Italiana, pur comprendendo le preoccupazioni del mondo agricolo e zootecnico, sottolinea che la gestione del lupo non può ridursi a misure emergenziali o a percentuali standard valide per territori molto diversi tra loro.

La priorità indicata è un monitoraggio sistematico e continuativo, realizzato con università, istituti di ricerca, enti parco e organismi di tutela ambientale. Un censimento regionale aggiornato, condotto con metodologie condivise, rappresenta il primo passo per una pianificazione responsabile.

Metodologie consigliate per un censimento affidabile

  • Campionamento genetico non invasivo (raccolta di campioni biologici sul territorio)
  • Fototrappolaggio e rete di monitoraggio con postazioni standardizzate
  • Analisi delle tracce (orme, segni di presenza, predazioni)
  • Monitoraggio acustico (ululati e risposta territoriale)

Prevenzione dei danni e riduzione dei conflitti

Solo conoscendo distribuzione, consistenza numerica e struttura dei branchi è possibile valutare eventuali misure di contenimento laddove necessarie, integrandole con strumenti di prevenzione dei danni, tra cui:

  • recinzioni elettrificate
  • cani da guardiania
  • sistemi di dissuasione e buone pratiche di gestione del bestiame

Quadro normativo e ruolo ecologico del lupo

Il tema del lupo si colloca in un quadro normativo europeo che tutela rigorosamente la specie, riconoscendone il valore ecologico. Il lupo contribuisce al mantenimento dell’equilibrio degli ecosistemi regolando le popolazioni di ungulati e favorendo, indirettamente, la salute di foreste e pascoli. La sua presenza è anche un indicatore di qualità ambientale.

Allo stesso tempo, la convivenza con le attività umane richiede politiche integrate che tengano conto delle esigenze degli allevatori, spesso penalizzati da predazioni che incidono sul reddito e sulla sostenibilità delle aziende.

Disponibilità della Guardia Agroforestale Italiana

In questo contesto si inserisce il ruolo della Guardia Agroforestale Italiana, attiva da anni nella tutela dell’ambiente, nella difesa del patrimonio naturale e nella gestione faunistica. L’associazione chiarisce la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni per colmare le lacune conoscitive evidenziate.

La Guardia Agroforestale si rende disponibile a partecipare a un percorso strutturato di monitoraggio scientifico della specie, mettendo a disposizione competenze tecniche, personale formato e conoscenza diretta del territorio, utile alla raccolta di dati affidabili. L’obiettivo è contribuire a un modello di gestione integrata che unisca tutela della biodiversità, sicurezza delle attività antropiche e prevenzione dei conflitti con il mondo agricolo e zootecnico.

L’impegno potrebbe includere anche attività di sensibilizzazione e informazione rivolte alle comunità locali, per diffondere una conoscenza corretta della specie e delle strategie di convivenza.

 

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